CATANIA, capitan Biagianti, la squadra ha bisogno di te

04.10.2016 15:00 di Veronica Alongi  articolo letto 1565 volte
CATANIA, capitan Biagianti, la squadra ha bisogno di te

In questi giorni di comprensibile sconforto da parte dell’intero ambiente catanese per il poco producente campionato di Lega Pro sinora disputato dalla squadra, è fisiologico avere diverse perplessità rispetto al futuro di questa stagione se si guarda agli ultimi deludenti risultati raccolti dalla formazione etnea. Per un tifoso del Catania è più facile purtroppo rifugiarsi nel passato, ripensare a quel periodo in cui la militanza nella Serie A fu cosa reale per ben sette anni, in cui il Cibali divenne molto spesso un campo stregato per diverse squadre importanti e che chiunque ami il Catania ricorda come il momento di massimo splendore non solo per la società calcistica, ma per un’intera città. Il rammarico attuale sembra essere dunque ancora più acceso, una ferita che rimane perennemente aperta ma che non ha mai affievolito l’orgoglio catanese e l’amore per questi colori.

Lo stesso attaccamento dimostrato da un giocatore simbolo per la piazza dell’elefante, che quest’anno ha fatto il suo ritorno in terra sicula dopo un periodo di distacco quasi forzato da quella che egli stesso ha definito come una vera e propria “storia d’amore”: si tratta del capitano Marco Biagianti e della sua inseparabile maglia numero 27.  Una casacca che riporta alla mente immagini indelebili di un Catania che, come detto poc’anzi, risulta essere l’unico pensiero felice in mezzo alla recente débâcle degli ultimi anni: dal gennaio 2007, quando fu prelevato dalla Pro Vasto, Biagianti, classe ’84 e fiorentino di nascita, iniziò la sua avventura alle pendici dell’Etna e inanellò una serie di traguardi importanti. “Uccio” infatti divenne nell’ultima giornata del campionato 2006/2007, insieme ai vari Rossini, Minelli e Mascara, uno degli “eroi di Bologna”, grazie alla vittoria sul neutro del Dall’Ara contro il Chievo che valse la salvezza del Catania. L’anno dopo con Zenga è a tutti gli effetti titolare e la sua crescita tecnico-tattica va di pari passo con l’affetto e la stima da parte dei tifosi. Sono gli anni della permanenza nella massima serie, in cui il mediano rossazzurro riesce a gioire col gruppo ma anche personalmente, con la meritata convocazione in Nazionale da parte di Marcello Lippi per l’amichevole del giugno 2009 contro l’Irlanda del Nord. Diventa capitano della squadra etnea proprio nel momento meno propizio per lui, tormentato da diversi acciacchi fisici ma comunque in grado di incidere nelle sette salvezze ottenute dal Catania. Nel 2013 il doloroso addio, non voluto dal giocatore fortemente innamorato della città, ma dall’allora società capitanata da Pulvirenti e Cosentino.

Il suo emozionante ritorno, 3 anni dopo, è stato voluto e ottenuto con caparbietà, perché è stato lo stesso Biagianti che si è proposto a Pietro Lo Monaco, col quale non ha chiuso i contatti durante quest’arco di tempo e che più di tutti poteva capire questa voglia di ricongiungersi a quella che era stata per lui una vera e propria seconda casa. Qui ha realizzato i suoi sogni calcistici, si è sposato con la moglie Martina con la quale vive nella vicina Acireale ed è a questa tifoseria che sente di appartenere. E che sa bene quanto sia stata umiliata, infangata e privata di quel passato glorioso di cui Biagianti stesso faceva parte.

Ad inizio di questa stagione, Marco si riappropria di quella fascia di capitano tanto amata e disputa delle buone partite al servizio della squadra. Quello che il trentaduenne toscano ha finora dimostrato è nel complesso un positivo adattamento allo status quo: giganteggia a livello tecnico nella prima di campionato contro la Juve Stabia, lotta per 90 minuti in partite che si sono rivelate particolarmente ostiche come quella contro la Fidelis Andria o il Matera. Sebbene la sua prestazione a livello difensivo e in fase di interdizione sia costante e incisiva, poco prolifica invece è la sua vena realizzativa, nonostante sia stato spesso messo in condizione di andare in rete. Ed è proprio questo il problema che assilla la squadra di Rigoli: l’andamento discendente dei risultati in campo deriva da una scarsa realizzazione a livello offensivo. La responsabilità ovviamente non può essere riversata tutta su Biagianti, che ha egli stesso più volte ammesso come la squadra sia solida e crei tanto in fase di possesso, ma non riesce a chiudere le partite con la giusta cattiveria. Tuttavia, da leader morale e carismatico qual è, spetta proprio al capitano il compito di spronare i compagni, di dare le giuste indicazioni aiutando l’allenatore sia in campo che negli spogliatoi.

Com’egli spesso ricorda, il gruppo che lo portò all’apice della sua carriera era unito, non c’erano fenomeni, ma tutti erano accomunati da un’unica voglia di scendere in campo e vincere insieme. Quello spirito deve essere recuperato e proprio in questo momento di confusione generale Biagianti deve ricordare ai suoi compagni che in ballo non c’è solo un campionato, ma il rispetto di coloro i quali si aspettano che il Catania torni a gioire nelle posizioni che gli spettano.