CATANIA, cause, soluzioni e conseguenze di un declino inspiegabile

29.03.2017 08:09 di Veronica Celi Twitter:   articolo letto 1132 volte
CATANIA, cause, soluzioni e conseguenze di un declino inspiegabile

Per rialzare la china, il Catania ha bisogno di trovare una soluzione ai propri problemi. Ma per trovare una soluzione, è necessario capire quali sono le vere cause che hanno portato i rossazzurri ad un calo di prestazioni e concentrazione, ormai costante in tutto il girone di ritorno.

GIOCATORI – Nulla da ridire al mercato di gennaio. L’arrivo di interpreti del calibro di Marchese, Tavares e Pozzebon avrebbe dovuto rimpolpare la formazione etnea, che all’andata non si è comportata male, anzi. Esperienza, tecnica, gol: questi i doni che i tre moschettieri avrebbero dovuto lasciare ai piedi dell’Etna. Il rendimento, però, non è quanto sperato. Si segna a stento (Pozzebon autore di due reti, Tavares ne ha fatta una sola). E la difesa traballa, subendo sei gol nelle ultime quattro partite, equivalenti ad altrettante sconfitte. Il gioco c’è, ma a tratti. La palla gira, ma più di un meccanismo si inceppa. Si tira, ma fuori. Si contrasta l’avversario, ma spesso a vuoto. Insomma, nonostante il Catania abbia in rosa giocatori di spicco, tra nuovi acquisti e veterani da inizio stagione (Bergamelli, Bucolo, Biagianti, Russotto e Di Grazia su tutti), non si assiste a performance degne di nota. Limiti fisici e tecnici a sorpresa.

FORMAZIONE – Forse è anche un po’ colpa dei repentini cambi di modulo. Dal 4-3-3 al 3-5-2, passando per il 4-3-1-2 e il 4-2-3-1. Ruoli mescolati. Falso nueve improvvisato. Due punte o una sola. E non sempre la stessa. Schema offensivo, o tattica difensivista. E il centrocampo? Sempre diverso, in quanto a protagonisti e movimenti. Fase di spinta o di chiusura. Insomma, forse quello che manca al Catania è proprio un’identità. Una veste da indossare ad ogni partita, e con la quale contrastare una volta per tutte le sortite avversarie, con decisione e carattere, imponendo il proprio gioco.

ALLENATORI – Certo, il valzer di tecnici in meno di un mese e mezzo ha scombussolato la squadra. Via Rigoli dopo la sconfitta ad Agrigento (l’ennesima fuori casa, niente di scandaloso). L’arrivo e la partenza improvvisa, dopo appena tre gare di Petrone. E Pulvirenti, che ha lasciato la Berretti per seguire la prima squadra, nella speranza di iniettarle quante più motivazioni possibile. Finora non ci è riuscito.

MOTIVAZIONI – Il carattere in effetti inizia a scemare. Poca determinazione. Fame che latita. Ed ogni contrasto od ogni tentativo in rete lo dimostra. Cos’ha ridimensionato l’entusiasmo dei rossazzurri? Resta un mistero. La vittoria fuori casa contro il Messina, anzi, avrebbe dovuto spronare e restituire alla formazione etnea la continuità nell’atteggiamento, nei risultati e nelle giocate, che manca ormai da troppo tempo. Così non è stato. Un circolo vizioso, che lascia più domande che risposte.

TIFOSI – E i sostenitori, inevitabilmente, protestano, disertando la Curva Nord o fischiando al Massimino. Dissenso palese, diretta conseguenza di quanto visto in campo. Nessuno mette in dubbio l’amore dei tifosi per il Catania. Ma è proprio per troppo amore che star male e arrabbiarsi di fronte al tracollo della propria squadra del cuore è inevitabile.