CATANIA, i tifosi non ci stanno: "Ma quando vinciamo?"

30.09.2016 11:12 di Veronica Alongi   Vedi letture
CATANIA, i tifosi non ci stanno: "Ma quando vinciamo?"

Avete presente “Il presidente del Borgorosso Football Club”, pellicola del 1970 con un indimenticabile Alberto Sordi che con tenacia e metodi quasi mussoliniani diventa per un’intera tifoseria il simbolo della squadra, tanto da diventarne il presidente-allenatore cui rivolgersi nella buona ma soprattutto cattiva sorte? Proprio qualche mese fa questo stesso copione prese corpo nella realtà, quando ai sostenitori del Catania arrivò una notizia che ebbe dell’incredibile: il 9 giugno scorso infatti Pietro Lo Monaco, che 4 anni prima si separò in modo burrascoso dalla società etnea, fu protagonista della conferenza stampa che sanciva il suo ritorno ufficiale nelle vesti di amministratore delegato e membro del Cda del club.

“Eravamo rimasti in serie A. Ora ripartiamo”. Con queste efficaci parole, il “sergente di ferro” tornava e lo faceva infondendo carica all’ambiente e parlando in prospettiva futura: la missione di recuperare le redini del Catania, che dai fasti delle serie maggiori è adesso relegato nella più modesta Lega Pro, è cosa seria e Lo Monaco sa bene sin da subito che i primi a cui dover dimostrare che l’amore per la maglia fa la differenza sono proprio i tifosi. Sostenitori ormai poco avvezzi alle gioie e sempre più perseguitati da una sfortuna congenita, che ha portato ad una caduta in rovina della società intera e ad una finora difficilissima risalita dai bassifondi. Se dunque quest’estate una parte dei supporters catanesi ha visto nel ritorno sulle scene di colui che contribuì a portare in alto il nome della squadra, uno spiraglio di luce in un tunnel che sembra non vedere mai una fine, un’altra fazione si è mostrata ancora troppo diffidente e desiderosa di guardare prima ai fatti e poi alle parole.

Ribaltare l’umore della piazza era sicuramente l’obiettivo principale e grazie ad una soddisfacente campagna acquisti, alla scelta di affidare la squadra al tecnico “rivelazione” dell’anno passato in Lega Pro e alla positiva fase di amichevoli e partite ufficiali pre-campionato, il redivivo Lo Monaco ha potuto contare su una campagna abbonamenti che ha sfiorato i quasi 5000 iscritti. Tutta linfa vitale che affluiva nel corpo e nello spirito di questa società, alla quale per il blasone che le appartiene, è quasi assodato che i tifosi chiedano sempre di più. E pure l’inizio di campionato sembrava essere benedetto da una buona stella, con la vittoria in rimonta sulla Juve Stabia che faceva presagire ad una stagione meno tribolante delle altre: Rigoli convincente, giocatori finalmente a servizio della squadra e a capo dell’intera operazione un Lo Monaco nuovo salvatore della patria.

Purtroppo, quasi un mese dopo questa partenza sprint, i tifosi si ritrovano a ricoprire la formazione etnea di fischi e insulti al triplice fischio dell’ultima gara giocata contro il Fondi che, con tutto il rispetto per la compagine laziale, ma non è e non dovrebbe essere di certo il principale incubo della tifoseria etnea! Infatti, lo striminzito pareggio colto in casa dopo l’iniziale vantaggio rossazzurro ha sicuramente deluso gli spettatori, i quali davanti alle molteplici scuse da parte dei calciatori etnei hanno risposto con un perentorio “Ma quando vinciamo?”. Già, perché il filotto di partite negative inizia ad essere ben più concreto delle belle parole spese nel periodo estivo: 1 vittoria, 4 pareggi ed 1 sconfitta, 7 punti totalizzati in 6 partite e un Catania che annulla con ampio ritardo la penalizzazione. È lecito dunque prevedere che risultati simili esaltino ben poco la tifoseria all’ombra dell’elefantino, ormai stanca di essere illusa e in perenne attesa di quello slancio definitivo che restituirebbe onore e dignità ad una piazza così importante per il calcio italiano. 

C’è chi da la colpa all’allenatore e ai suoi repentini cambi di formazione, chi si lamenta di errori arbitrali fin troppo continui, chi chiede più carattere e voglia di combattere in campo da parte dei giocatori. C’è anche chi in queste ore si appella all’intervento del figliol prodigo Lo Monaco, che ora più che mai deve far sentire la sua voce e richiamare tutti alle proprie responsabilità. Perché il suo ritorno è nullo se la musica non cambia e perché, come egli stesso ha ricordato in vari interventi, questa squadra deve tornare ad essere temuta dagli avversari e non oggetto di umilianti risultati. E come recita un famoso spot televisivo, i tifosi meritano “non sogni, ma solide realtà”.