CATANIA, quando le "bandiere" non sventolano

21.03.2017 10:55 di Veronica Celi Twitter:   articolo letto 1168 volte
CATANIA, quando le "bandiere" non sventolano

Il ritorno di alcune vecchie fiamme avrebbe dovuto fare da defibrillatore per il Catania, nel corso dell’odierna stagione. La terza sconfitta consecutiva, però, dimostra che il tentativo di Lo Monaco&Co. sia andato a vuoto, almeno per il momento. L’intento era quello di chiamare all’ordine giocatori o addetti ai lavori già noti all’ambiente rossazzurro, con lo scopo si rinnovare quel sentimento di attaccamento, rispetto, amore per la maglia, che negli ultimi anni si è drasticamente incrinato.

Eppure neanche questo sembra bastare alla formazione etnea. Il morale è basso. I risultati non aiutano. La confusione regna sovrana. Marco Biagianti, da buon capitano, dovrebbe spronare i compagni con ramanzine degne di nota. Motivarli, restituendo determinazione e lucidità, restaurando lo spirito di gruppo, tra le cure più efficaci per riprendere a respirare anche in classifica. Biagianti, che col Catania ha fatto il salto di qualità, dimostrando capacità importanti, in fase di impostazione e interdizione. Che dal 2007 al 2013 ha rappresentato una colonna portante per il club di via Magenta. Ma che, come gli altri, non riesce a rianimare una squadra in lenta agonia. Giovanni Marchese al centro della difesa fa quel che può. Alterna momenti di brillantezza, a black out inspiegabili. A cosa serve, dunque, l’indubbia esperienza del centrale ex Genoa, se si subisce gol ingenuamente, e la truppa è allo sbaraglio? Si sperava che Marchese ne prendesse in mano le redini, e sfornasse cross utili alle punte, un po’ come ai vecchi tempi. Ciò non accade. Discorso simile per Michele Paolucci, ora all’Ancona. Appena tre gol nella prima parte di stagione. Troppo pochi per chi nel 2008/2009 aveva fatto faville con la maglia rossazzurra. Incapace di trascinare l’attacco etneo, nessuno ha mai messo in dubbio i sentimenti del marchigiano nei confronti della piazza, che, però, non ha onorato “a dovere” nelle diciotto gare disputate. Ora, il compito di ridestare gli animi è affidato a Orazio Russo, allenatore in seconda, che tre volte passò ai piedi dell’Etna, e tutte e tre le volte lasciò il segno. Ma la prima del tecnico catanese è già sinonimo di sconfitta: contro la Paganese, è infatti, 2-1. Sintomo che anche questa soluzione risulterà insufficiente? Staremo a vedere.

Tutti uomini che hanno caratterizzato i tempi d’oro del Catania, tra record, promozioni e Serie A. Ma che attualmente sembrano essere stati spogliati dei loro superpoteri. Sarà l’età o l’ambiente? La tecnica che inizia a scemare, o qualche preoccupazione, a noi sconosciuta, che attanaglia la mente di tutta la rosa? Dubbi e perplessità a cui bisogna trovare una risposta subito, prima che sia troppo tardi.