CATANIA, Russotto e Calil: che ne sarà di noi?

05.11.2016 16:07 di Veronica Alongi  articolo letto 101 volte
CATANIA, Russotto e Calil: che ne sarà di noi?

“La rosa del Catania? E’ spaventosa, beati loro che hanno così tanti giocatori di livello”. A parlare così Cristiano Lucarelli, uno che nel suo passato da calciatore ha avuto di fronte avversari di un certo spessore e che sa dunque ben riconoscere il valore di un gruppo. E le sue parole al termine del match di Coppa Italia vinto dal Messina, sua nuova avventura, contro il Catania delle “seconde linee di prestigio” suonano un po’ come una beffa, rinnovando il concetto che la squadra etnea dovrebbe di norma poterle vincere tutte sulla carta, ma una volta messo piede in campo quel potenziale rimane sovente inespresso. Quindi succede che c’è chi prova una certa invidia nel vedere come certe riserve del Catania potrebbero benissimo essere titolari in altre squadre, e c’è chi invece come Rigoli deve fare i conti con  delle situazioni interne ormai di difficile soluzione. Tra queste spiccano ovviamente quelle che riguardano due giocatori più volte chiamati in causa e che puntualmente hanno disatteso le aspettative: parliamo di Calil e Russotto, due che l’anno scorso hanno tolto molte castagne dal fuoco in casa etnea ma per i quali al momento sembra come se la stagione non fosse ancora iniziata.

Non ci si vuole di certo accanire contro il loro attaccamento alla maglia, che li ha portati  quest’estate stessa ad esprimere alla dirigenza il desiderio di rimanere nonostante i loro contratti non fossero semplici da gestire; ciò che però  risulta inspiegabile anche da questo loro ultimo impiego contro i peloritani è la poca incisività e il totale estraniamento dal gioco che più volte ha contraddistinto la loro presenza sul campo e di conseguenza le loro pagelle a fine gara. Sebbene entrambi diano segnali di ripresa in allenamento, sul rettangolo di gioco faticano a entrare nella manovra e non si registrano quasi mai occasioni ghiotte a loro favore. Intendiamoci: l’ultima performance catanese è stata in generale di basso livello per tutti, ma in mezzo a questa anonimia due pedine fondamentali come Russotto e Calil dovrebbero trovare quel guizzo tipico dei grandi giocatori. Al contrario, nel match del San Filippo, il loro apporto alla squadra è stato nullo e anche chi è subentrato dalla panchina, come Anastasi o Barisic, è riuscito a creare qualcosa di più nei pochi minuti disputati.

L’attaccante romano, fermato in campionato da una squalifica per commenti poco ortodossi alle controllo per l’antidoping, aveva comunque questa ulteriore chance per dimostrare che il suo carattere decisamente fumantino può essere perdonato dai tifosi solo con prestazioni degne di nota: al contrario, nei 90 minuti il fantasista tenta giocate solitarie impalpabili, arriva al tiro sporadiche volte e non è mai pericoloso. Questo a dispetto delle sue grandi doti, riconosciute anche dagli addetti ai lavori vicini al Catania in passato come l’ex Giuseppe Colucci, ora direttore generale del Foggia, prossimo avversario del Catania, che proprio in questi giorni ha parlato di Russotto sottolineando come il suo essere diventato una riserva fissa ormai può giovare al giocatore nel tirare fuori il massimo delle motivazioni. Purtroppo finora ciò si è visto ben poco e la fiducia dell’ambiente su di lui va irrimediabilmente scemando.

Calil, l’incompreso Calil: il brasiliano non riesce ad uscire fuori da uno stato psicologico evidentemente compromesso dal difficile campionato che il Catania si ritrova a disputare, nel quale c’è sempre da rincorrere nonostante il blasone e i reali valori della squadra meritino altre posizioni. Forse il ruolo di punta centrale occupato nella partita con il Messina non  gli si  addice molto, ma in generare tocca pochi palloni giocabili e si fa sempre anticipare dai difensori. Un attaccante vive per il gol e quando non riesce a sbloccarsi diventa sicuramente tutto più difficile, sia in termini di tenuta fisica che di autostima.

Russotto e Calil sono dunque due realtà scomode nell’attuale contesto etneo, ancora in cerca di una identità stabile; allenatore e società devono capire se ci sono i presupposti per recuperare questi due giocatori e riuscire ad integrarli nel progetto, altrimenti potrebbero ritrovarsi a gennaio a dover far posto ad altri attaccanti della rosa o da scovare nel mercato invernale che abbiano più stimoli e siano più in forma. Vedremo dunque nelle prossime gare se Rigoli darà loro un’ennesima opportunità di riscatto e molto dipenderà dalla determinazione di entrambi nel voler continuare la loro esperienza catanese.