Lega Pro, Gravina: "Torna la Serie C. Tre club a rischio crac"

 di redazione Tutto Catania News  articolo letto 1357 volte
© foto di Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com
Lega Pro, Gravina: "Torna la Serie C. Tre club a rischio crac"

Dopo quasi due anni di incarico, il prossimo 30 giugno Gabriele Gravina, lascerà la presidenza della Lega Pro. Lo ha annunciato ufficialmente alle proprie società durante l’ultima assemblea. Gravina in realtà accompagnerà la Lega Pro fino a settembre-ottobre quando iscrizioni al campionato, ripescaggi ed eventuali fallimenti, condimento tradizionale di ogni estate, saranno alle spalle. Ai microfoni di ItaSportPress il presidente Gravina ha spiegato perché ritiene concluso il suo percorso partendo però dalla crescita della Lega Pro.

“C’è ancora molto da fare, – attacca Gravina – ma i primi riscontri sono molto positivi.  Sotto il profilo della competizione sportiva, l’idea di aver inciso su una scelta di gironi di valore competitivo ridistribuito su tutto il territorio nazionale con questo nuovo format dei play off,  fino all’ultima giornata della regular season, tutti hanno dovuto rendere onore al campionato. Questo è già un risultato importante. C’è stato un incremento di pubblico straordinario in tutti gli stadi. L’incertezza del risultato sportivo sta attraendo moltissimi tifosi e credo che fino alla fine ci sarà una bellissima festa di sport. A questo va aggiunto che Firenze nei prossimi giorni sarà la culla dei nostri play off dove si parlerà di tutto ciò che riguarda i valori del calcio: dalle prospettive della Lega ai confronti di respiro internazionale su temi di stretta attualità. La Lega Pro sta dando un segnale importante di innovazione”. 

Per sua scelta il campionato tornerà a chiamarsi Serie C. Ci spiega il motivo?

“E’ vero, si tornerà al passato e si chiamerà campionato di Serie C. Il nostro è un mondo farisaico, un mondo che non cerca la soluzione ai problemi ma ricerca sempre degli escamotage e imbianca i sepolcri. Ci chiamiamo Lega Pro ma poi durante i commenti tutti parlano di Serie C, quindi qual è il problema se la chiamiamo nuovamente Serie C? Siamo coerenti e diretti con i nostri tifosi”.

Quello della riforma della mutualità è un problema serio che va affrontato con le autorità politiche federali per capire come migliorare i ricavi. C’è il rischio che con le corpose perdite muoia la Serie C?

“Certamente, ma non è la sola Serie C a rischiare visto che anche la Serie B soffre considerando che tre società retrocesse dal campionato cadetto sono fallite nella passata stagione. Tra l’altro consideriamo che c’è in atto un nuovo fallimento che riguarda un club di B mentre già si discute se quelle retrocesse potranno iscriversi o meno. Stesso discorso per chi retrocede dalla A che a prescindere dal paracadute fa fatica. Se anche nel massimo campionato vi sono disavanzi di bilancio, vuol dire che c’è un problema serio alla base. Allora la nostra proposta è, ragioniamo con la logica di sistema, una logica di progettualità comune e forse le soluzioni le troveremo insieme. Se qualcuno pensa di essere più forte perché ha le risorse e non pensa alla redistribuzione delle stesse, corre il rischio di vivere il paradigma della ricchezza. Quindi potrà arricchirsi ma poi non si riuscirà a distribuire i soldi a tutti”.

Perché ha deciso di passare la mano se il suo lavoro ha portato dei tangibili risultati?

“Io lascio la Lega Pro perché la mia sedia non ha nessuna colla e poi ho altre cose da fare. Il calcio non completa la mia vita e quando percepisco che qualcuno non viene colto da frenesia di riforme e di autoriforme non capisco perché io debba continuare a fare da passacarte. Dunque per il bene della categoria preferisco andar via. Chi raccoglierà mia eredità? Non prenderò parte alla competizione futura perché credo che le società debbano essere messe nelle condizioni di valutare bene chi si presenterà. Non c’è nessuna forma di preclusione e io ho già detto che la Lega ha bisogno di esperienza ma anche di creatività e i giovani hanno creatività ma meno esperienza. Quindi detto ciò io non voglio parlare di chi raccoglierà il mio testimone, io guardo avanti e al futuro della Lega che deve passare attraverso un processo di continuo rasserenamento, quello che ha vissuto con la mia gestione. Tornare indietro con il ritorno delle turbolenze del passato sarebbe come cancellare i miei sacrifici e il lavoro di due anni”

Lei chiuderà formalmente il 30 giugno ma sembra scontato che il passaggio del testimone si farà a settembre-ottobre.

“Resto fino a quando ci sarà il nuovo organico visto che i tempi tecnici non ci sono. Pensare di votare a luglio o ad agosto quando le società non saranno presenti, potrebbe favorire un tentativo di golpe che non voglio permettere a nessuno. Toccherà a me la patata bollente dei ripescaggi, ma io mi assumo le mie responsabilità. L’affronteremo con la consapevolezza di chi sa come devono essere fatte le cose. Per la composizione dei gironi vedremo in avanti perché dipende da quante squadre riusciranno a iscriversi. In Lega Pro in questo momento ci sono due o tre situazioni critiche, ma sicuramente va meglio rispetto allo scorso anno”.

Ancora oggi si vedono impianti di gioco fatiscenti. State facendo qualcosa per investire nelle strutture?

“Stiamo lavorando e abbiamo già previsto un incontro in questi giorni con l’ANCI, Credito sportivo e le società per far sì che le strutture siano più moderne e accoglienti per rispetto della dignità dei tifosi”

Dal punto di vista sportivo la stagione si chiuderà a Firenze come detto. Anche questo un bel segnale per il movimento.

“Mi auspico che arrivino a Firenze le squadre che hanno meritato la finale e che in campo ci sia un bellissimo spettacolo. Poi che vinca tutto il calcio e non una sola squadra. La Lega Pro attraverso un sistema di controllo e di incentivazione alla programmazione e alla responsabilità, ha fatto un bel lavoro e i club che hanno seguito le nostre indicazioni attraverso un assetto societario stabile e di sostenibilità rilevante, poi sono andati in A, vedi la Spal quest’anno e altre due squadre che hanno conquistato l’accesso ai play off (Benevento e Cittadella ndr.). Una ex Lega Pro purtroppo per motivi di carenze di assetto societario è retrocessa. Insomma i nostri club quando salgono in B hanno maturato gli anticorpi per affrontare qualsiasi problema e molto spesso ottengono una seconda promozione. Chi retrocede dalla B invece rischia di fallire. Infine una nota importante: il 40% dei calciatori che hanno calcato i campi di Serie A sono passati dalla Lega Pro. Un altro grande risultato che ci inorgoglisce”.