Minuto di silenzio e fascia per capo ultrà: Catania e Lo Monaco prosciolti

 di redazione Tutto Catania News  articolo letto 655 volte
© foto di Sarah Furnari/TuttoLegaPro.com
Minuto di silenzio e fascia per capo ultrà: Catania e Lo Monaco prosciolti

Con provvedimento del 27 giugno 2017, il Procuratore Federale aveva deferito al Tribunale Federale Nazionale Sezione Disciplinare Pietro Lo Monaco (Direttore Generale e Amministratore Delegato della Società Calcio Catania Spa), "per rispondere della violazione dei doveri di lealtà, correttezza e probità di cui all’art. 1 bis, I° comma, del Codice di Giustizia Sportiva, per aver richiesto alla Lega Pro l’autorizzazione ad osservare un minuto di silenzio prima dell’inizio della gara (Lega Pro, Girone C) Catania-Matera e ad indossare una fascia nera in segno di lutto per commemorare il tifoso Francesco Famoso, storico supporter del Catania, deceduto pochi giorni prima, distintosi negli anni per avere perpetrato condotte violente anche in contesti extrasportivi per i quali era stato sottoposto a provvedimento di Daspo, nonché per aver consentito la diffusione dell’immagine del predetto tifoso sul maxi schermo dello Stadio “Angelo Massimino” di Catania durante il minuto di raccoglimento osservato prima dell’inizio della gara, nonostante il diniego di proiezione espresso dalla Questura di Catania nei giorni precedenti la gara" e la Società Calcio Catania Spa "per rispondere a titolo di responsabilità ex art. 4, commi 1 e 2 CGS per il comportamento posto in essere dal Signor Pietro Lo Monaco Direttore Generale ed Amministratore Delegato della Società Calcio Catania Spa".

Lo stesso è stato discusso quest'oggi, con la Procura Federale che aveva chiesto nei confronti dell'ad del club siciliano l’inibizione per nove mesi e l’ammenda di € 900,00 per la società. 

Ma il Tribunale Federale Nazionale, Sezione Disciplinare lo ha rigettato e di conseguenza ha prosciolto Lo Monaco e la società etnea da ogni addebito: "Dagli atti di indagine, dalle evidenze istruttorie, dai documenti prodotti dalla Procura Federale indicati nel deferimento in esame, e lette anche le memorie difensive depositate dai deferiti, è possibile ritenere che ad avviso del Tribunale Federale Nazionale, Sezione Disciplinare, non si evincano prove sufficienti a poter ritenere, oltre ogni ragionevole dubbio, che possa essere stato posto in essere un comportamento antiregolamentare da parte dei deferiti; di conseguenza, non è possibile configurare una violazione riferibile all’articolo 1 bis comma 1 del CGS, e degli articoli 4 commi 1 e 2 del CGS" si legge infatti nel comunicato ufficiale.